
I capi realizzati dagli studenti per il Burgo Fashion Show 2026 diventano protagonisti di un editoriale che unisce abiti sartoriali realmente confezionati dai ragazzi e le ragazze dell’Istituto di Moda Burgo Bologna e modelle e location generate con intelligenza artificiale.
Un abito nasce da una sequenza di scelte: un’idea da sviluppare, un tessuto da interpretare, un volume da costruire. Poi arrivano il cartamodello, il taglio, le prove e le rifiniture. Un lavoro concreto, che prende forma attraverso il tempo e la pratica.
È da questo lavoro che siamo partiti per realizzare il nuovo shooting editoriale di Istituto di Moda Burgo Bologna, condiviso sui nostri canali social.
Gli abiti esistono: sono stati realizzati dai nostri studenti e presentati al Burgo Fashion Show 2026. Le modelle e le ambientazioni sono invece generate con intelligenza artificiale, nello specifico grazie a NanoBanana2. Il progetto nasce dall’incontro fra questi due elementi, con l’obiettivo di dare ai capi un’altra occasione di essere osservati e raccontati.
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La sfilata è un momento importante nella vita di un progetto: il capo viene indossato, si muove nello spazio e incontra il pubblico. Ma il suo racconto può proseguire anche dopo quell’esperienza.
Con questo editoriale abbiamo ripreso gli abiti realizzati a Bologna per inserirli in nuove ambientazioni e costruire una sequenza di immagini coerente.
Cambiare contesto significa anche cambiare il modo in cui si guarda un vestito. Una posa può evidenziare una linea, l’inquadratura può portare l’attenzione su un dettaglio, l’ambiente può suggerire un’atmosfera. Il lavoro editoriale consiste nel mettere in relazione questi elementi, lasciando al capo un ruolo centrale.
La fedeltà all’abito è stata il criterio guida della sperimentazione.
Quando si lavora con immagini generate, un risultato visivamente convincente deve essere confrontato con il progetto di partenza. Silhouette, proporzioni, colori e dettagli costruttivi sono gli elementi attraverso cui riconosciamo un capo e il lavoro del suo autore.
Per questo, nel nostro shooting, il riferimento è rimasto l’abito realizzato dagli studenti. L’obiettivo era costruirgli intorno un nuovo racconto visivo, preservandone le caratteristiche riconoscibili.
Le immagini vanno quindi lette come un editoriale realizzato con il supporto dell’AI: i capi appartengono al lavoro concreto degli studenti; modelle e ambientazioni fanno parte della costruzione digitale.
Per chi studia moda, presentare il proprio lavoro significa prendere decisioni creative.
Quali immagini scegliere? Quale atmosfera costruire? Come rendere leggibile un volume o valorizzare una lavorazione? Sono domande che riguardano un portfolio, la presentazione di una collezione e il dialogo con chi guarda.
Questo progetto offre uno spunto per riflettere anche su questa fase: osservare come uno stesso abito possa essere raccontato attraverso linguaggi diversi, mantenendo riconoscibile l’idea da cui è nato.
La sperimentazione con l’intelligenza artificiale si inserisce qui, accanto alle competenze di progettazione e realizzazione che rendono possibile il capo.
Gli abiti protagonisti dell’editoriale sono stati realizzati da Marta De Nino, Gianmarco Pappalardo, Rita Frizzi, Elisabeth Bordina, Martina Guastini e Kejsi Huqi, studenti dell’Istituto di Moda Burgo Bologna.
A loro appartengono le creazioni da cui è nato questo racconto visivo: abiti reali, presentati attraverso modelle e ambientazioni generati con intelligenza artificiale.
Al centro dello shooting ci sono gli abiti e le persone che li hanno realizzati: le loro scelte, le soluzioni trovate e le competenze sviluppate durante il percorso.
Il nuovo editoriale dà a questi progetti un ulteriore spazio di visibilità e apre una possibilità di ricerca sulla loro comunicazione.
Scopri tutte le immagini sul nostro profilo Instagram: i capi del Burgo Fashion Show 2026 realizzati a Bologna, osservati attraverso un nuovo immaginario.